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Uno studio dimostra che stress e cause psicologiche provocano la dispepsia


4 febbraio 2010


Finora nessuno lo aveva dimostrato scientificamente, ma Maurizio Zagari e Franco Bazzoli, gastroenterologi del Dipartimento di Medicina clinica dell'Università di Bologna ci sono riusciti conducendo il primo studio italiano sulla dispesia funzionale, ovvero sui disturbi digestivi non legati a malattie organiche. E i risultati parlano chiaro: divorzi, disoccupazione, fumo, lavoro precario, esami universitari sono tutti fattori che si associano a una cattiva digestione.

I due gastroentologi hanno coinvolto 1000 persone di due comuni in provincia di Bologna (Monghidoro e Loiano) che sono state scelte non per la presenza di patologie a carico dell'apparato digerente, ma con un criterio di maggior rappresentatività possibile della popolazione nazionale. Secondo lo studio, il 12% degli Italiani è colpito da dispesia in assenza di ulcera, reflusso gastroesofageo, tumori e malattie dell'apparato gastrointestinale. SI tratta di persone che, almeno una volta la settimana e per diversi mesi consecutivi non digeriscono bene e provano un senso di pesantezza allo stomaco dopo aver mangiato.

"I nostri dati indicano che ansia e stress emotivo possono causare disturbi digestivi cronici - commenta il dott. Maurizio Zagari - il meccanismo preciso non si sa, probabilmente il disagio psicologico comporta un aumento della sensibilità viscerale".

Dallo studio emerge anche che il fumo raddoppia la probabilità di dispesia, poiché si rallenta lo svuotamento gastrico: "di certo una sigaretta dopo pranzo non aiuta a digerire" afferma Franco Bazzoli.



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