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Carenza di vitamina D nei neonati

Carenza di vitamina D correlata a rischio di autismo nei nascituri? Forse, ma senza allarmismi. Secondo uno studio dell’Università del Queensland (Australia) e dell’Erasmus Medical Centre di Rotterdam (Olanda) un ridotto apporto di questa vitamina potrebbe essere associato a una maggiore incidenza della patologia neurologica. Dopo aver hanno analizzato 4.200 campioni di sangue di mamme in attesa e di bambini, gli studiosi hanno accertato che l’aumento del rischio di autismo è connesso a livelli di vitamina D pari o inferiori a 25 nanogrammi per millilitro nel sangue. Certo la correlazione è ancora tutta da indagare e spiegare, certamente però questo studio mette in luce l’importanza del nutriente nello sviluppo embrionale e nei primi anni di vita del piccolo oltre che per la salute della madre stessa. Del resto ormai da decenni sappiamo bene che la vitamina D è fondamentale, oltre che per la salute delle ossa in via di formazione, anche per il corretto sviluppo del sistema nervoso.

Rischi da carenza di vitamina D

Tuttavia, a prescindere dal rischio autismo, monitorare i livelli di vitamina D in gravidanza resta fondamentale se non altro perché una sua carenza aumenta anche il rischio per la madre di ammalarsi di diabete gestazionale e di vaginosi batterica, di andare incontro a debolezza ossea e a preeclampsia. Quanto al neonato, poca vitamina D può accrescere il rischio di peso ridotto e sviluppo insufficiente, rachitismo e infezioni del tratto respiratorio. Ricordiamo che la vitamina D è presente in alcuni alimenti, ma viene sintetizzata dall’organismo grazie all’esposizione al sole: non a caso le raccomandazioni per un corretto stile di vita per le donne in gravidanza riguardano anche l’esposizione al sole, il movimento e una dieta equilibrata.

Come assumere più vitamina D?

Da un punto di vista chimico la vitamina D svolge anche altre funzioni: ad esempio potenzia il sistema immunitario ed è coinvolta nel metabolismo muscolare, riduce il rischio di tumori e permette un decorso della gravidanza complessivamente più sereno. Certamente alcune donne presentano un rischio maggiore di carenza: quelle con la pelle scura, le donne obese, quelle che si espongono poco al sole, le donne che affrontano la gravidanza molto presto e quelle che seguono una dieta vegana o vegetariana. Infine, chi è affetta da particolari forme di malassorbimento. Certamente però gli esami del sangue di routine possono condurre a una diagnosi di carenza di vitamina D, e quindi alla prescrizione di integratori. In ogni caso possiamo trovare buoni apporti anche in alimenti come il tuorlo di uova di galline allevate a terra e nutrite con granaglie, nell’olio di fegato di pesce, nelle aringhe e nelle sardine, nel salmone, nella trota e nello sgombro, ma anche in burro, latte e alcuni formaggi.

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