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Cistiti: perché in gravidanza?

Cistiti: perché in gravidanza?

Una donna su due, secondo gli studi, è soggetta a cistite almeno una volta nella vita. I sintomi sono molto fastidiosi: bruciori, innanzitutto, e un frequente stimolo a urinare anche quando non ce n’è bisogno. L’urinocoltura conferma i dubbi del medico, mostrando una quantità di batteri abnormi. Il disturbo colpisce soprattutto le donne. Il motivo? La principale fonte dei batteri che la causano è di origine intestinale, pertanto la maggiore vicinanza, nel sesso femminile, dell’ano ai genitali esterni le rende più vulnerabili. L’igiene intima è quindi fondamentale. Deve avvenire con movimenti dall’alto verso il basso per evitare di trascinare i batteri verso la vulva preferendo prodotti naturali a base di acido ialuronico, che rispettino la normale acidità: in età fertile devono avere un pH tra il 4,5 e il 5,5 mentre in menopausa tra il 5,5 e il 7.

Perché contano gli ormoni

In gravidanza si associano diversi fattori di rischio che rendono questa condizione così frequente tra le future mamme: la maggiore produzione di progesterone rallenta infatti i movimenti intestinali favorendo la stitichezza, e questo comporta un ristagno fecale che favorisce la proliferazione batterica. Inoltre le donne incinte vanno incontro più facilmente a disidratazione, che da una parte rende più difficoltoso scaricarsi e dall’altra rende le urine più concentrate e più ricche di batteri. Infine le variazioni ormonali della gravidanza modificano il pH dell’apparato urinario, che diventa meno ostile all’ingresso e alla proliferazione di batteri provenienti dall’intestino.

Antibiotici e non solo

Ovviamente le terapie antibiotiche sono fondamentali: non è un caso che di recente Kyle Knox del Nuffield Department of Primary Care and Health Sciences (Regno Unito), sul British Medical Journal, abbia caldeggiato la liberalizzazione degli antibiotici senza prescrizione medica per le donne con cistite. A suo avviso ciò permetterebbe un accesso più immediato alla terapia e minori ricadute. Tuttavia oggi esistono anche altre terapie che vi si affiancano. Da un lato quelle comportamentali: meglio evitare cibi infiammatori come gli alimenti piccanti, il caffè e il vino bianco. Inoltre occorre mantenere una buona regolarità intestinale: diarrea e stitichezza possono aumentare la presenza di batteri a livello anale che possono migrare verso l’uretra.

Anche per questo oggi alle donne con cistite si prescrivono simbiotici (fibre prebiotiche + fermenti lattici vivi probiotici). Molti di questi aiutano a ristabilire la presenza di batteri “buoni”, anche a livello vaginale: la loro funzione è quella di ridurre la capacità di quelli “cattivi” di stazionare nel basso tratto urinario e nutrire i batteri buoni.

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