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Gravidanza: il ruolo della vitamina D

Gravidanza: il ruolo della vitamina D

Si fa un gran parlare, da tempo, dell’importanza della vitamina D per l’organismo. Nel corso degli ultimi dieci anni le conoscenze in merito sono cresciute in modo esponenziale e ci permettono di affermare che un buon livello nell’organismo ci protegge sotto vari profili. Ma sono in particolare le mamme in attesa a dover monitorare, ed eventualmente integrare, i livelli di vitamina D. Una carenza, infatti, aumenta il rischio di diabete gestazionale, vaginosi batterica, debolezza ossea, preeclampsia (ovvero un insieme di sintomi che possono colpire le donne incinte, tra i quali ipertensione) e può, inoltre, aumentare nel neonato il rischio di peso ridotto e crescita insufficiente, rachitismo e infezioni del tratto respiratorio. Purtroppo oggi, anche una volta grandi, i bambini presentano livelli di vitamina D sempre più spesso ridotti: secondo i dati riportati dal documento Vitamina D in età pediatrica, destinato a fornire ai pediatri raccomandazioni sul tema, il 60-70 per cento dei bambini e degli adolescenti italiani è in uno stato di ipovitaminosi D.

L’importanza per mamma e neonato

Da un punto di vista chimico la vitamina D è una sostanza necessaria a varie funzioni nell’organismo tra cui la formazione delle ossa. Oggi, però, sappiamo che questa vitamina potenzia il sistema immunitario, è coinvolta nel metabolismo muscolare, riduce il rischio di tumori e permette un decorso della gravidanza complessivamente più sereno. Attualmente le indicazioni sono quelle di integrare la vitamina D nelle donne con livelli plasmatici inferiori ai limiti e questo può avvenire con l’assunzione di complessi vitaminici anche prima della gestazione: questa vitamina, infatti, ha un effetto protettivo sulla fertilità prima e durante la gravidanza.

Vitamina D ed esposizione al sole

Durante la gravidanza l’igiene non va trascurata, preferendo la doccia al bagno per evitare un’eccessiva vasodilatazione. Anche durante il puerperio l’igiene deve essere accurata ma non eccessiva, sia per la presenza delle secrezioni vaginali del primo mese dopo il parto, sia per gli esiti di un’eventuale episiotomia, ovvero l’incisione vulvovaginale effettuata per facilitare il parto: la ferita e la relativa sutura possono, infatti, infettarsi. Anche in questo caso sono indicati prodotti a base di estratti vegetali come il timo, che ha una funzione antinfiammatoria e antibatterica, e di acido ialuronico. Dopo la menopausa, le mucose della vulva tendono a diventare meno idratate: sono utili quindi le creme a base di acido ialuronico ed estratti vegetali. La secchezza genitale associata a prurito può indicare un’atrofia, cioè un progressivo cambiamento della struttura della mucosa vulvovaginale: la superficie e le pareti si assottigliano e possono presentare delle screpolature. In questo caso sono da evitare i detergenti aggressivi, preferendo quelli lenitivi a base di camomilla.

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