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Obesità infantile e stili di vita

Obesità infantile e stili di vita

L’obesità infantile rappresenta una vera emergenza sanitaria, nei Paesi occidentali. Oggi sappiamo che le sue cause sono diverse e spesso legate tra loro: innanzitutto un’eccessiva o una cattiva alimentazione spesso legata a una ridotta attività fisica, poi i fattori genetici e familiari e, in alcuni casi, alterazioni ormonali come ipotiroidismo o varie forme di disfunzione surrenale. Certamente la scarsa attività fisica è un problema determinante: l’esercizio fisico aiuta infatti a ridistribuire le proporzioni tra massa magra (tessuto muscolare) e massa grassa (tessuto adiposo).
I medici spiegano che è sufficiente praticare un’attività leggera, senza affaticare l’organismo, come una pedalata in bicicletta o una camminata. Quanto ai fattori familiari, un’indagine realizzata dall’Istat nel 2000 dimostrava che circa il 25 per cento dei bambini e adolescenti in sovrappeso ha un genitore obeso o in sovrappeso, mentre la percentuale dei bambini sale a circa il 34 per cento quando sono obesi o in sovrappeso entrambi i genitori.

L’importanza dell’alimentazione sana

Sotto il profilo dell’alimentazione, i genitori troppo spesso si preoccupano quando il bambino mangia poco ma raramente quando mangia troppo. Un apporto calorico eccessivo determina un sovrappeso e successivamente, nella maggioranza dei casi, un’evidente obesità. Conta anche il modo di mangiare, già nei primissimi anni di vita. Secondo uno studio condotto da ricercatori dell'università di Nottingham (Regno Unito) e pubblicato su The British medical journal permettere ai bimbi di portarsi il cibo in bocca con le mani li aiuterebbe a sviluppare il gusto ma soprattutto la tendenza a preferire cibi sani. E, in ultima analisi, a scongiurare il rischio obesità. Alla conclusione i ricercatori sono giunti analizzando le risposte a questionari somministrati ai genitori di 155 bambini dai 20 ai 78 mesi di età circa le abitudini alimentari dei piccoli.

Adolescenza e disturbi alimentari

Risultato: se i 92 bambini a cui veniva regolarmente permesso di mangiare con le mani (modalità definita baby-led approach) mostravano preferenza per i carboidrati e un interesse per le diverse consistenze degli alimenti, gli altri, imboccati con il cucchiaio, si sono rivelati più interessati ai cibi dolci. Questo ha conseguenze evidenti sul peso: i ricercatori hanno riscontrato infatti un rapporto di obesi di 8 contro 1 tra i bimbi nutriti con le posate e quelli che mangiavano con le mani. La possibilità di manipolare il cibo, di annusarlo e di accompagnarlo alla bocca senza strumenti estranei spinge infatti il bambo a un rapporto diretto con l'alimentazione. Spesso, inoltre, il baby-led approach è utile per affrontare fobie e rifiuti di alcuni tipi di cibi. Secondo i pediatri è importante che il bambino capisca che mangiare in modo equilibrato lo aiuta a crescere: è il modo migliore per prevenire l'obesità, ma anche i disturbi alimentari in età adolescenziale.

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