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Quando il mangiar sano è una “malattia”

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Quando dalla moda del mangiar sano ci si fa prendere la mano. È il lato oscuro del salutismo, e ha un nome: ortoressia. Secondo recenti dati del Ministero della salute, sarebbero oltre 3 milioni gli italiani con disturbi del comportamento alimentare (termine che comprende patologie serie come anoressia e bulimia) e, di questi, circa il 15 per cento soffrirebbe proprio di questo disturbo, con una prevalenza degli uomini rispetto alle donne. Ortoressico è chi sviluppa da un lato una fobia per i cibi considerati pericolosi come gli ogm, dall’altro una tendenza all’ossessività nei confronti dell’alimentazione sana a tutti i costi. Questi soggetti s’impongono proprie regole alimentari sempre più specifiche: impiegano un tempo via via sempre più lungo nella ricerca di un modo per rimanere aderenti al regime che si sono scelti e sono costretti a pianificare i pasti anche con giorni di anticipo. Spesso le conoscenze di queste persone circa metabolismo e qualità dei cibi non si fondano su dati scientificamente dimostrabili e su specifiche competenze nutrizionali, ma soltanto su convinzioni personali e sul sentito dire, se non addirittura su notizie pseudoscientifiche trovate online.

Cibo sano: basta farsi consigliare da internet!

Le conseguenze non sono solo psicologiche, ma spesso anche fisiche: una dieta autoprescritta può essere restrittiva e causare carenze di nutrienti importanti. Certo, il termine “ortoressia” a oggi non è ancora uniformemente accettato da tutta la comunità scientifica. Sicuramente però la tendenza alla restrizione autoimposta nell’alimentazione se non un disturbo della condotta alimentare rappresenta senza dubbio un comportamento ossessivo che è presente anche in chi soffre, ad esempio, di anoressia. Tuttavia non basta l’ossessione per i cibi sani a parlare di disturbo alimentare. Si parla, infatti, di vera e propria patologia quando sono presenti anche danni fisici e perdita di peso, che nell’ortoressico non c’è. Più correttamente secondo gli psichiatri l’ortoressia andrebbe considerata quindi un atteggiamento mentale sbagliato.

Ossessione per il cibo: la psicoterapia aiuta

Per questo, spiegano gli studiosi, il comportamento alimentare ortoressico può essere affrontato con una buona psicoterapia che sottolinei le limitazioni di tale rigidità e che aiuti a individuare le alternative alimentari più funzionali. Secondo gli studiosi sarebbe comunque interessante valutare se l’ortoressia può rappresentare, come si sospetta, l’esordio di un disturbo alimentare vero e proprio: se una persona attraversa un periodo di attenzione esasperata all’alimentazione e poi inizia a perdere peso, allora si può supporre che l’ortoressia rappresenti un campanello d’allarme. Ma su questo c’è ancora da molto studiare.

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