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Quando il parto si fa attendere  

Quando il parto si fa attendere

Quasi un terzo delle mamme in attesa arriva alla quarantesima settimana di gestazione senza alcun segnale di inizio del travaglio. Un problema? In genere andare oltre il termine non è pericoloso per mamma e nascituro. Nella maggior parte dei casi non ci sono motivi preoccupanti alla base di questo ritardo: s’ipotizza una componente familiare e una predisposizione nelle donne che hanno già avuto pregresse gravidanze oltre il termine. Chi ha, infatti, una mamma, nonna o sorella che ha partorito oltre termine ha più probabilità di fare lo stesso. Inoltre, le donne che hanno cicli mestruali più lunghi dei 28 giorni canonici tendono a partorire più tardi rispetto a chi ha cicli di 25-27 giorni. Alcuni studi hanno dimostrato che anche le donne con mestruazioni irregolari hanno più possibilità di partorire oltre la data stabilita.

Una gravidanza oltre termine è pericolosa?

Anche chi ha preso la pillola non deve temere: è stato osservato che le donne che rimangono incinte nei primi tre mesi successivi dopo la sospensione della pillola contraccettiva tendono a partorire oltre termine. Discorso analogo quando il concepimento avviene durante l’allattamento. Il motivo? In entrambi i casi gli ormoni subiscono variazioni che tendono a posticipare l’ovulazione. Ci sono poi altre cause chimiche: certi farmaci hanno un effetto ritardante sul parto. Tra questi, gli antinfiammatori non steroidei (cioè non cortisonici) normalmente utilizzati per trattare stati dolorosi: questi farmaci bloccano, infatti, la produzione delle prostaglandine, ovvero sostanze che l’organismo libera per favorire le contrazioni dell’utero. Anche un’assunzione occasionale di antinfiammatori durante le ultime settimane di gravidanza può portare a posticipare la nascita. Nonostante la gravidanza oltre termine non sia pericolosa, sono comunque raccomandabili alcuni controlli in più. Già a partire dalla trentanovesima settimana la futura mamma dovrebbe sottoporsi a una serie di controlli, ripetuti a quaranta settimane e mezzo e a quarantuno. Se dopo questa data il bimbo non nasce ancora, il parto viene indotto. Già comunque a partire da due giorni prima dell’inizio della quarantesima settimana viene effettuato il tracciato cardiotocografico, che registra il battito cardiaco del piccolo e le contrazioni dell’utero. Inoltre, è utile eseguire la flussimetria doppler, una particolare ecografia che ha lo scopo di verificare che il piccolo riceva sempre il giusto ossigeno e nutrimento attraverso il flusso del sangue materno.

Quando la gravidanza va indotta

Se tutti i valori sono normali, si effettua anche una visita ostetrica per valutare il raccorciamento e la dilatazione del collo uterino in modo da ipotizzare se e quando la donna potrebbe entrare in travaglio spontaneamente. Se nei giorni successivi non succede ancora nulla, pur in assenza di segnali di sofferenza fetale si procede all’induzione. Non è, infatti, consigliato protrarre oltre la gravidanza, perché la placenta comincia a invecchiare e non sono più garantiti gli scambi ottimali di ossigeno e nutrienti da mamma a bambino. Sono possibili varie tecniche di induzione, scelte in base all’esito della visita ostetrica: si può applicare gel di prostaglandine in vagina ogni sei ore oppure si può somministrare per via endovenosa dell’ossitocina, che stimola e intensifica le contrazioni uterine.

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