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Quanto alcol si può bere in gravidanza?

Alcol e gravidanza

Sarebbe meglio non berne per nulla. Diversi studi hanno ormai dimostrato che assumere alcolici in gravidanza può mettere seriamente a rischio la gravidanza e soprattutto la salute del feto. Tuttavia non sempre le future mamme ne sono realmente al corrente. Una recente indagine condotta dalla Doxa ha mostrato ad esempio come una donna su tre non smetta di assumere alcolici dopo aver scoperto di essere incinta. Nei restanti due terzi, invece, una parte cospicua smette di bere soltanto dopo aver saputo di essere in attesa e non da quando ha iniziato a tentare di rimanere incinta.

Meglio non bere in gravidanza

Oggi sappiamo tuttavia che in gravidanza anche un consumo minimo di alcol può essere pericoloso: è dimostrato infatti che le donne che bevono abitualmente almeno una volta al giorno presentano una maggior frequenza di aborti, in particolar modo durante il secondo trimestre di gravidanza. Non esisterebbe dunque una dose sicura che possa essere assunta senza rischi: questo dipende dall’azione tossica esercitata dall’alcol in particolare sugli organi vitali del nascituro. Cuore, cervello e scheletro si formano infatti durante i primi 15 giorni dopo il concepimento e l’alcol attraversa la placenta arrivando direttamente al feto a una concentrazione equivalente a quella assunta della madre. Il punto è che il feto non possiede enzimi capaci di metabolizzare l’alcol. Tale azione negativa influenza negativamente i normali processi di sviluppo fisico e intellettivo, aumentando il rischio di malformazioni e addirittura di ritardo mentale in modo più o meno grave in funzione delle quantità assunte.

I possibili rischi dell’alcol

Ma non è tutto qui. Consumi elevati di alcolici da parte della madre possono causare inoltre carenze vitaminiche: così il neonato, spesso prematuro, corre il rischio di essere affetto da vari sintomi o disturbi che possono rientrare nella cosiddetta sindrome fetoalcolica, le cui manifestazioni principali sono ridotto accrescimento durante la vita intrauterina con conseguente basso peso alla nascita, spesso pretermine, circonferenza cranica ridotta, bassa statura, anomalie dell’aspetto del volto (ad esempio parte superiore del naso poco sviluppata), deficit intellettivo, difficoltà nell’apprendimento e talvolta cardiopatie congenite. Non solo: il consumo protratto di alcol in gravidanza è correlato a un aumento del rischio di nascita prematura o sottopeso. Ma i problemi possono presentarsi anche una volta adulti: vari studi recenti mostrano che i figli di donne che hanno mantenuto l’abitudine al consumo di alcolici in gravidanza evidenziano in età adulta una frequenza maggiore di disturbi cognitivi, una minore capacità di memoria, più frequenti problemi di attenzione e di iperattività.

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