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Ragadi anali in gravidanza: i rimedi

Ragadi anali in gravidanza: i rimedi

Le ragadi anali, così come le emorroidi, sono una complicanza frequente durante la gravidanza: secondo alcuni studi le ragadi colpiscono il 10% delle partorienti con un picco massimo dopo il parto, specie quando difficoltoso. La ragade anale è una ferita sul bordo dell’ano che può provocare inizialmente fastidi lievi come prurito e bruciore, ma che nel tempo può causare dolore e sanguinamento specie all’evacuazione. Naturalmente le ragadi anali sono più frequenti nelle donne che hanno sofferto di stitichezza anche prima del parto, dal momento che le feci dure sono un fattore strettamente correlato. Inoltre, il dolore aumenta con il passaggio delle feci, pertanto la paziente con ragadi tende a rimandare il momento dell’evacuazione aumentando così la tendenza alla stitichezza e il volume delle feci: un grosso errore che peggiora la sintomatologia.

Disturbi proctologici: perché in gravidanza?

In gravidanza il rischio di sviluppare ragadi anale è maggiore a causa della compressione provocata dall’utero sull’ultima parte dell’intestino e alla conseguente stitichezza. Purtroppo la ragade è una ferita difficilmente rimarginabile: ogni volta che passano le feci, si riapre diventando sempre più profonda e, dunque, dolorosa. Alla base del dolore sembra esserci inoltre uno spasmo riflesso dello sfintere anale che la paziente attiva involontariamente per tentare di ridurre il fastidio. Considerata spesso un disturbo minore, la ragade può essere collegata a patologie particolarmente frequenti in gravidanza come le emorroidi, a loro volta causa, se non trattate, di problematiche serie come le trombosi del plesso emorroidario. Fondamentale quindi intervenire tempestivamente.

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